
Se...cerco lo vedo,
l’amore va veloce e tu stai indietro!
Se... cerchi mi vedi,
il bene più segreto sfugge all’uomo che non guarda avanti, mai.

Ho sempre sognato di avere un amico che condividesse con me il tempo che trascorre senza farmi sentire triste per i bei momenti insieme che passano troppo in fretta.
Ho sempre sognato di avere un amico divertente che riempisse di sorrisi e di risate i giorni di solitudine, di nostalgia e di paura.
Ho sempre sognato di avere un amico a cui poter confidare tutto me stesso senza essere mai giudicato nonostante i miei tanti difetti.
Ho sempre sognato di avere un amico che mi facesse volere più bene e che mi rendesse orgoglioso di quello che ho, anche delle cose di me che non ho mai apprezzato.
Ho sempre sognato di avere un amico di cui sentirne la mancanza e il desiderio di riabbracciarlo anche a distanza di poco tempo dall'ultima volta che ci siamo visti.
Ho sempre sognato di avere un amico da coccolare e da accarezzare senza sentire il timore e la vergogna di mostrare il mio affetto.
Ho sempre sognato di avere un amico come te e anche se un pò forse non ti piace che esprimo il mio affetto e un pò ti vergogni sappi che ti voglio MOLTO bene.

Ti voglio bene non solo per quello che sei,
ma per quello che sono io quando sto con te.
Ti voglio bene non solo per quello che hai fatto di te stesso,
ma per ciò che stai facendo di me.
Ti voglio bene perché tu hai fatto
più di quanto abbia fatto qualsiasi fede per rendermi migliore,
e più di quanto abbia fatto qualsiasi destino per rendermi felice.
L'hai fatto senza un tocco, senza una parola, senza un cenno.
L'hai fatto essendo te stesso.
Forse, dopo tutto, questo vuol dire essere un amico.
Per un amico speciale che, solo con la sua presenza mi rende felice
e pieno di voglia di vivere anche nei momenti più difficili!

Di bianco e di nero ho dipinto le mie zavorre.
Di bianco per confondermi nel bianco.
Di nero per confondermi nel nero.

Benvenuti nel mio blog a tutti i naviganti che per la prima volta approdano su questo lido, uno dei tanti della rete ormai ovunque segnata da questa nuovissima forma di comunicazione. Questo spazio personale e di condivisione non avrà niente di speciale rispetto ad altri. Sarà soprattutto un diario dedicato all’Amicizia, all’Amore, alla Vita in cui si alterneranno le mie parole, le mie esperienze, le mie emozioni e quelle di altri che vorranno percorrere con me questo cammino.
Per inaugurare questo percorso ho scelto un brano, “L’aquila e la volpe”, tratto dalle favole di Esopo. Chi lo conosce sa che esso racconta la storia di una ingiustizia, la più grande di tutte le ingiustizie, il tradimento di un’amicizia. Ho volutamente scelto questo tema perché anche io, come tanti altri, ho fatto esperienza, purtroppo, di una simile crudeltà e ancora ne pago le conseguenze. Il messaggio, che vorrei arrivasse a tutti coloro che leggeranno questo racconto, non è un incitamento alla vendetta contro chi vi ha ingannati o traditi. Vorrei, invece, che giungesse a tutti i lettori un incoraggiamento a liberarvi dal dolore che consegue ad una tale esperienza perché il male resti a discapito solamente di chi lo compie.
L’AQUILA E
Un’aquila e una volpe che avevano fatto amicizia fra loro pensarono di costruire le loro case vicino, ritenendo la convivenza rinforzo dell’amicizia. E così la prima, essendo salita su un albero altissimo, fece lì il suo nido; la seconda, recatasi in un cespuglio sottostante, partorì. Ma una volta, dato che quella uscì per la ricerca di cibo, l’aquila, bisognosa di nutrimento, essendo volata sul cespuglio e avendo rapito i volpacchiotti, li divorò con i suoi figli. E la volpe, essendo ritornata, come capì l’accaduto, fu prostrata non tanto per la morte dei piccoli quanto per la vendetta; essendo infatti un animale di terra non poteva inseguire un animale alato. Perciò, essendo rimasta lontano, ingiuriava il nemico, cosa che, unica, è lasciata agli impotenti e ai deboli. Ma accadde a lei di pagare la pena per l’empietà contro l’amicizia dopo non molto tempo. Mentre alcuni tizi sacrificavano una capra sul campo, (l’aquila), essendo volata giù, rubò dall’altare una viscera che stava sul fuoco; e, portato quello al nido, un vento che soffiò impetuosamente attaccò un gran fuoco a partire da un piccolo filo di paglia. E per questo, incendiati, i cuccioli (infatti i piccoli non erano ancora autosufficienti) caddero a terra. E la volpe, essendo corsa lì, li mangiò tutti sotto lo sguardo dell’aquila.