

Benvenuti nel mio blog a tutti i naviganti che per la prima volta approdano su questo lido, uno dei tanti della rete ormai ovunque segnata da questa nuovissima forma di comunicazione. Questo spazio personale e di condivisione non avrà niente di speciale rispetto ad altri. Sarà soprattutto un diario dedicato all’Amicizia, all’Amore, alla Vita in cui si alterneranno le mie parole, le mie esperienze, le mie emozioni e quelle di altri che vorranno percorrere con me questo cammino.
Per inaugurare questo percorso ho scelto un brano, “L’aquila e la volpe”, tratto dalle favole di Esopo. Chi lo conosce sa che esso racconta la storia di una ingiustizia, la più grande di tutte le ingiustizie, il tradimento di un’amicizia. Ho volutamente scelto questo tema perché anche io, come tanti altri, ho fatto esperienza, purtroppo, di una simile crudeltà e ancora ne pago le conseguenze. Il messaggio, che vorrei arrivasse a tutti coloro che leggeranno questo racconto, non è un incitamento alla vendetta contro chi vi ha ingannati o traditi. Vorrei, invece, che giungesse a tutti i lettori un incoraggiamento a liberarvi dal dolore che consegue ad una tale esperienza perché il male resti a discapito solamente di chi lo compie.
L’AQUILA E
Un’aquila e una volpe che avevano fatto amicizia fra loro pensarono di costruire le loro case vicino, ritenendo la convivenza rinforzo dell’amicizia. E così la prima, essendo salita su un albero altissimo, fece lì il suo nido; la seconda, recatasi in un cespuglio sottostante, partorì. Ma una volta, dato che quella uscì per la ricerca di cibo, l’aquila, bisognosa di nutrimento, essendo volata sul cespuglio e avendo rapito i volpacchiotti, li divorò con i suoi figli. E la volpe, essendo ritornata, come capì l’accaduto, fu prostrata non tanto per la morte dei piccoli quanto per la vendetta; essendo infatti un animale di terra non poteva inseguire un animale alato. Perciò, essendo rimasta lontano, ingiuriava il nemico, cosa che, unica, è lasciata agli impotenti e ai deboli. Ma accadde a lei di pagare la pena per l’empietà contro l’amicizia dopo non molto tempo. Mentre alcuni tizi sacrificavano una capra sul campo, (l’aquila), essendo volata giù, rubò dall’altare una viscera che stava sul fuoco; e, portato quello al nido, un vento che soffiò impetuosamente attaccò un gran fuoco a partire da un piccolo filo di paglia. E per questo, incendiati, i cuccioli (infatti i piccoli non erano ancora autosufficienti) caddero a terra. E la volpe, essendo corsa lì, li mangiò tutti sotto lo sguardo dell’aquila.